Durante l’ultimo decennio del XIX secolo nella miniera di Nebida gli impianti destinati all’arricchimento dei minerali di piombo e zinco erano due: la laveria Chessa, funzionante dal 1887 e quella Fortuna, operativa dal 1895. Le coltivazioni dei filoni mineralizzati iniziarono ben trent’anni prima ma la produzione, in questo particolare periodo, aumentava continuamente, costringendo la società concessionaria a progettare nuove strutture di servizio e per le lavorazioni; una di queste fu la “laveria idrogravimetrica Lamarmora”.
La Laveria Lamarmora fu costruita per sostituire la superiore laveria Chessa già in esercizio fin dal 1887, che si serviva delle acque del mare quando quelle dei serbatoi erano esaurite e che inviava al mare i fanghi e le poche acque di rifiuto; pertanto, la Lamarmora venne considerata come una continuazione dell’opera del vecchio impianto. Oltre ai materiali del livello omonimo, la laveria fu attrezzata per trattare anche gli antichi rifiuti dell’altra laveria, i quali non avrebbero dato materiali molto fangosi perché già lavati.
Il testo è stato tratto da: https://beniabbandonati.cultura.gov.it/beni/laveria-lamarmora/
