Location


In the moment we choose architecture to embrace the dance  it can not be neutralized of its personality, it can not become a picturesque place to 'use', as dance can not become a pretext to fill it with 'beauty'.

The architectural environment  is based solidly on form and balance.

Dance is in equal measure made of form and balance, but it can contain deep and violent states of mind that make it full of contradictions.

I think that the two realities coexist in a splendid union.

The places chosen to host Sardina@Dance are ancient places, which bring great moments and energies; they are places of human work on the perspectives of Hellenic architects; they are absolute landscapes.

 

L’architettura non può essere luogo neutralizzato della sua personalità nel momento stesso in cui la scegliamo per abbracciare la danza, non può diventare luogo pittoresco da ‘utilizzare’, come la danza non può diventare un pretesto per riempirlo di ‘bellezza’.

Lo spazio architettonico si basa solidamente su forma ed equilibrio.

La danza è in egual misura fatta di forma ed equilibri, ma può contenere profondi e violenti stati d’animo che la rendono densa di contraddizioni.

Penso che le due realtà convivano in uno splendido connubio.

I luoghi scelti per accogliere Sardina@Dance sono luoghi antichi, che portano memorie ed energie profonde; sono luoghi del lavoro dell'uomo su prospettive di architetti ellenici; sono paesaggi assoluti.

 

Nuraghe Seruci

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Uno dei più vasti complessi nuragici sardi, sito in agro di Gonnesa nell’iglesiente, è stato edificato nel XIV secolo a.C. e utilizzato almeno fino al X secolo a.C. E’ stato individuato e indagato già dal 1897 dall’archeologo Taramelli, pioniere delle prime scoperte di antichità isolane e con successive campagne di scavo si arrivò a concludere e pubblicare fino al 1988.

 

Le forme sono un compendio eccezionale delle migliori architetture dell’età del bronzo: un massiccio mastio centrale circondato da cinque torri collegate dalla cinta muraria. Ogni torre racchiudeva il segreto della volta ogivale, così simile al modello della thòlos micenea del Tesoro di Atreo, esso è attribuito da leggende e storiografi all’ingegno di Dedalo. A ridosso della cinta muraria pentalobata, si affastellavano le capanne di pietra a pianta circolare dell’abitato, fra le quali una di ampiezza maggiore che suggestivamente si immagina fosse destinata alle riunioni dell’oligarchia degli anziani capi tribù. Più periferica, ma sempre legata al complesso, una tomba dei giganti con la caratteristica pianta a forma di testa di toro, uno dei simboli sacri del mondo preistorico.

 

I giganti abitavano queste torri, versavano il loro sangue per costruire e difenderne le mura. I giganti erano gli eroi, i guerrieri che indossavano elmi e pelli in sembianza di tori e brandivano grandi spade di bronzo. I giganti erano signori del popolo e depositari dell’arte della guerra. I giganti secondo le leggende, visitano ancora i sogni di chi dorme nell’esedra delle loro tombe, fra le corna del toro, come dei o come ombre.

Necropoli di Montessu

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Estesa necropoli neolitica sita nelle campagne di Villaperuccio, nell’iglesiente e utilizzata sul finire del III millennio a.C. E’stata scavata a più riprese dal 1977 al 1990 dall’archeologo Enrico Atzeni.

Le tombe sono scavate all’interno delle pareti rocciose dove si aprono i caratteristici ingressi, come delle scure bocche. Ricalcano le forme e la distribuzione degli ambienti domestici. Sono le case dei morti, progettate e costruite in modo che la vita dell’anima potesse proseguire indisturbata anche dopo il trapasso. La complessità e il numero degli ambienti possono variare molto fra le oltre 40 tombe censite, ma tutte presentano un corridoio d’accesso (dromos) a un’anticella, sorta di ambiente d’accoglienza che conduce ad almeno una cella o camera dotata del caratteristico focolare dalla valenza simbolica e votiva. Alcune pareti sono decorate con motivi sacromagici frequenti e diffusi nel mondo preistorico: le spirali e le corna del toro.

 

Per molti secoli si è creduto che le tombe fossero le case delle fate o delle streghe, di creature magiche che nascondevano tesori ed erano capaci di perseguitare gli avidi malcapitati, i forestieri e i curiosi, con maledizioni e incantesimi. Il volgo le chiama ancora le case delle streghe, domus de janas, attingendo ad un ricchissimo patrimonio di leggende e credenze popolari.  


Tempio di Antas

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Sito nel territorio di Fluminimaggiore (CI) era menzionato da Tolomeo in merito alla pratica del culto di un antenato progenitore della stirpe sarda. Dai primi tentativi di ricerca, nel 1800, fino agli ultimi scavi archeologici del 1984, a più riprese e con diversi archeologi coinvolti, si determina finalmente la vera storia del tempio.

L’aspetto ultimo che vediamo è ciò che resta del restauro avvenuto in epoca imperiale, sotto Caracalla (213 d.C.) di un tipico tempio romano tradizionale edificato per volontà di Augusto fra il 39 e il 15 a.C. e celebrato anche con l’emissione di un conio che descrive la divinità cui era dedicato: il Sardus Pater. Il tempio romano e lo stesso culto sorgono sulle ceneri di un precedente edificio fenicio, raso al suolo sul finire della rivolta sardo-punica del 238 a.C. Questo era un tempio di foggia cananea, edificato nel VI secolo a.C. Il culto è quello della divinità guerriera Sid Addyr Bab, la stessa più tardi chiamata Sardus Pater. Solo gli ultimi scavi hanno chiarito l’origine del culto di questo padre antenato e l’anomalia per la quale il tempio sorge isolato e lontano da ogni abitato: tre sepolture caratteristiche dell’età del ferro databili al IX secolo a.C. complete di corredo. Sono guerrieri e uno di loro porta con se una statuina in bronzo di un guerriero simile al Sid Bab-Sardus Pater, un “gigante” che già è divinizzazione degli antenati della mitica epopea del bronzo.

 

E’ sorprendente come il secolare succedersi delle civiltà sulla stessa zolla di terra, il ridursi in cenere delle persone e dei luoghi, non abbia saputo cancellare la leggenda millenaria degli antenati, guerrieri che con le loro sconosciute gesta hanno ottenuto l’immortalità.

Dune di Porto Pino

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Un’abbagliante distesa lunga un chilometro di chiarissime e morbide colline sabbiose che raggiungono i trenta metri d’altezza. Tra l’una e l’altra, mentre passeggerai per raggiungere la riva, vedrai apparire a intervalli pennellate azzurre e turchesi: il contrasto tra bianco della sabbia e colori del mare ti lascerà senza fiato! La spiaggia Le Dune offre un panorama da sogno, completato da macchia mediterranea che interrompe il candore con tocchi di fresca vegetazione, mentre arbusti di rosmarino sprigionano la loro essenza. Questo paradiso, noto anche come Is Arenas Biancas, è il tratto di Porto Pino rientrante nel territorio di Teulada. Parte del litorale è accessibile solo d’estate, perché ricade nel poligono militare. Complessivamente la spiaggia di Porto Pino è lunga quasi quattro chilometri: il lungo tratto settentrionale (circa tre quarti del totale) di bianche dune sabbiose fa parte di Sant’Anna Arresi.


Monte Sirai

Il pianoro di Monte Sirai è occupato in buona parte da un importante insediamento fenicio e punico, sorto al centro dello strategico incrocio fra le vie d'accesso al mare sulcitano e quelle che si spingevano verso le piane del Cixerri e del Campidano. La colonia fenicia, fortemente integrata alla comunità nuragica preesistente, fu fondata intorno al 750 a.C e distrutta intorno al 520 a.C dai Cartaginesi. Questi ultimi la ricostruirono e vi abitarono, fortificandola intorno al 360 a.C e ricostruendola integralmente secondo un piano urbanistico unitario intorno al 250 a.C fino al 110 a.C circa, momento in cui furono costretti ad abbandonarla, in seguito forse ad una deportazione da parte dei Romani, dominatori della Sardegna già dal 238 a.C

Pani Loriga

Il Parco Archeologico di Pani Loriga è uno dei più importanti siti archeologici del Sulcis.

Situato nel comune di Santadi, si presenta a prima vista come una vasta collina di olivastri secolari che riporta alla luce cinquemila anni di storia sarda.

Nel VII secolo a.C i Fenici fondarono qui la loro città come punto strategico per il collegamento tra le fertili terre e l’insediamento di carattere militare. In seguito l’area vide un susseguirsi di civiltà diverse, dall’epoca pre-nuragica sino a quella Punica.

La particolarità di tale parco è l’eccezionale modo in cui le strutture si sono conservate nel tempo ed il consistente numero di differenti ambienti sotterranei rinvenuti: tombe a forno bilobate, a pozzetto e altre necropoli.

La necropoli Fenicia è costituita da circa 150 tombe risalenti alla seconda metà del VI secolo a.C, mentre quella Punica, risalente ai secoli V-IV a.C, presenta tombe caratterizzate da corridoi di accesso alla camera funeraria principale.

Nell’area sono stati rinvenuti anche diversi nuraghi. Sulla sommità della collina, a dominare l’intero territorio, è infatti presente il Nuraghe Diana, con la sua lunga storia dal sapore millenario (1800-1600 a.C).

L’itinerario equivale ad un’immersione nella natura e nell’archeologia, in un ambiente suggestivo in grado di riportare indietro nel tempo, all’interno della storia della propria terra.



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