Location


In the moment we choose architecture to embrace the dance  it can not be neutralized of its personality, it can not become a picturesque place to 'use', as dance can not become a pretext to fill it with 'beauty'.

The architectural environment  is based solidly on form and balance.

Dance is in equal measure made of form and balance, but it can contain deep and violent states of mind that make it full of contradictions.

I think that the two realities coexist in a splendid union.

The places chosen to host Sardina@Dance are ancient places, which bring great moments and energies; they are places of human work on the perspectives of Hellenic architects; they are absolute landscapes.

 

L’architettura non può essere luogo neutralizzato della sua personalità nel momento stesso in cui la scegliamo per abbracciare la danza, non può diventare luogo pittoresco da ‘utilizzare’, come la danza non può diventare un pretesto per riempirlo di ‘bellezza’.

Lo spazio architettonico si basa solidamente su forma ed equilibrio.

La danza è in egual misura fatta di forma ed equilibri, ma può contenere profondi e violenti stati d’animo che la rendono densa di contraddizioni.

Penso che le due realtà convivano in uno splendido connubio.

I luoghi scelti per accogliere Sardina@Dance sono luoghi antichi, che portano memorie ed energie profonde; sono luoghi del lavoro dell'uomo su prospettive di architetti ellenici; sono paesaggi assoluti.

TEMPIO DI ANTAS

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Sito nel territorio di Fluminimaggiore (CI) era menzionato da Tolomeo in merito alla pratica del culto di un antenato progenitore della stirpe sarda. Dai primi tentativi di ricerca, nel 1800, fino agli ultimi scavi archeologici del 1984, a più riprese e con diversi archeologi coinvolti, si determina finalmente la vera storia del tempio.

L’aspetto ultimo che vediamo è ciò che resta del restauro avvenuto in epoca imperiale, sotto Caracalla (213 d.C.) di un tipico tempio romano tradizionale edificato per volontà di Augusto fra il 39 e il 15 a.C. e celebrato anche con l’emissione di un conio che descrive la divinità cui era dedicato: il Sardus Pater. Il tempio romano e lo stesso culto sorgono sulle ceneri di un precedente edificio fenicio, raso al suolo sul finire della rivolta sardo-punica del 238 a.C. Questo era un tempio di foggia cananea, edificato nel VI secolo a.C. Il culto è quello della divinità guerriera Sid Addyr Bab, la stessa più tardi chiamata Sardus Pater. Solo gli ultimi scavi hanno chiarito l’origine del culto di questo padre antenato e l’anomalia per la quale il tempio sorge isolato e lontano da ogni abitato: tre sepolture caratteristiche dell’età del ferro databili al IX secolo a.C. complete di corredo. Sono guerrieri e uno di loro porta con se una statuina in bronzo di un guerriero simile al Sid Bab-Sardus Pater, un “gigante” che già è divinizzazione degli antenati della mitica epopea del bronzo.

 

E’ sorprendente come il secolare succedersi delle civiltà sulla stessa zolla di terra, il ridursi in cenere delle persone e dei luoghi, non abbia saputo cancellare la leggenda millenaria degli antenati, guerrieri che con le loro sconosciute gesta hanno ottenuto l’immortalità.

 

Necropoli di Montessu

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Estesa necropoli neolitica sita nelle campagne di Villaperuccio, nell’iglesiente e utilizzata sul finire del III millennio a.C. E’stata scavata a più riprese dal 1977 al 1990 dall’archeologo Enrico Atzeni.

Le tombe sono scavate all’interno delle pareti rocciose dove si aprono i caratteristici ingressi, come delle scure bocche. Ricalcano le forme e la distribuzione degli ambienti domestici. Sono le case dei morti, progettate e costruite in modo che la vita dell’anima potesse proseguire indisturbata anche dopo il trapasso. La complessità e il numero degli ambienti possono variare molto fra le oltre 40 tombe censite, ma tutte presentano un corridoio d’accesso (dromos) a un’anticella, sorta di ambiente d’accoglienza che conduce ad almeno una cella o camera dotata del caratteristico focolare dalla valenza simbolica e votiva. Alcune pareti sono decorate con motivi sacromagici frequenti e diffusi nel mondo preistorico: le spirali e le corna del toro.

 

Per molti secoli si è creduto che le tombe fossero le case delle fate o delle streghe, di creature magiche che nascondevano tesori ed erano capaci di perseguitare gli avidi malcapitati, i forestieri e i curiosi, con maledizioni e incantesimi. Il volgo le chiama ancora le case delle streghe, domus de janas, attingendo ad un ricchissimo patrimonio di leggende e credenze popolari.  


Monte Sirai

Il pianoro di Monte Sirai è occupato in buona parte da un importante insediamento fenicio e punico, sorto al centro dello strategico incrocio fra le vie d'accesso al mare sulcitano e quelle che si spingevano verso le piane del Cixerri e del Campidano. La colonia fenicia, fortemente integrata alla comunità nuragica preesistente, fu fondata intorno al 750 a.C e distrutta intorno al 520 a.C dai Cartaginesi. Questi ultimi la ricostruirono e vi abitarono, fortificandola intorno al 360 a.C e ricostruendola integralmente secondo un piano urbanistico unitario intorno al 250 a.C fino al 110 a.C circa, momento in cui furono costretti ad abbandonarla, in seguito forse ad una deportazione da parte dei Romani, dominatori della Sardegna già dal 238 a.C

Dune di Piscinas

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La zona di Piscinas digrada lentamente da alcuni rilievi collinari alla linea di costa, passando dalle formazioni rocciose alle famose dune di sabbia. Il rio Piscinas è un torrente che nasce nei pressi di Montevecchio e scorre a nord della zona di Piscinas. Viene alimentato anche dalle acque provenienti da alcune gallerie delle miniere dismesse, che gli conferiscono un colore rossastro: per questo motivo il rio viene talvolta nominato "fiume Rosso". Il rio Naracauli è invece un torrente che arriva nella zona di Piscinas dal villaggio minerario di Naracauli.


Pani Loriga

L’Area archeologica di Pani Loriga sorge nel territorio di Santadi a una ventina di chilometri dalla costa e in rapporto visivo con la città di Sant’Antioco, su un modesto rilievo delimitato a est dal Rio Mannu. Le importanti risorse boschive, la fertilità dei terreni circostanti e la posizione strategica fecero di questo luogo un punto imprescindibile della presenza umana nel Sulcis.

Il sito vanta, infatti, una frequentazione millenaria che prende avvio nel III millennio a.C., come documenta la necropoli a domus de janas che sorge sul pianoro sommitale dell’altura, per proseguire in epoca nuragica col Nuraghe Diana che campeggia sul punto più alto della stessa fino alla fondazione della città fenicia nel VII sec. a.C. e alla successiva importante fase punica di frequentazione.

Le vestigia dell’antica città emersero a metà degli anni Sessanta del secolo scorso grazie alle indagini condotte da Ferruccio Barreca che individuò i resti di un abitato punico di notevoli dimensioni, una necropoli ipogeica punica della tipologia a dromos e un’area sacra. La scoperta inaugurò la fase di indagini archeologiche che si indirizzarono allo studio topografico dell’altura, concentrandosi in particolare sulla necropoli fenicia a incinerazione, di cui furono individuate circa centocinquanta sepolture.

A partire dal 2005, il sito è oggetto di indagine da parte dell’Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico (ISCIMA), l’attuale ISMA, del CNR. Sono stati indagati due quartieri abitativi punici, collocati rispettivamente sul versante meridionale e su quello settentrionale dell’altura, a testimonianza della grande estensione dell’abitato.

Oltre gli importanti aspetti archeologici, il sito presenta un contesto ambientale suggestivo in grado di riportare indietro nel tempo con i suoi olivastri secolari che circondano e proteggono le vestigia antiche.



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