progetti artistici | luca di bartolo


Col passare degli anni ci si accorge che la fotografia e il video divengono il proprio linguaggio per parlare al mondo. Non è una posizione presuntuosa ma di coscienza sincera di se stessi.

Allora inizi dentro te stesso a creare immagini per poi trasformarle in realtà oppure guardi la realtà attraverso uno sguardo che va oltre la ‘visione’. Non è un’azione cosciente, lo fai e basta.

Speri di poter comunque ricreare qualcosa che possa essere profondamente tuo.

"The Crowd" - Sebastian Kloborg

“The crowd” (“La folla”). Una “folla”, cioè una serie di corpi uniti che stanno a significare i molteplici aspetti della definizione di “folla”, sia in senso positivo che negativo, un’unione di forze che può fare la differenza e spesso impaurire chi se la trova di fronte. La folla per lo scultore Jørgen Haugen Sørensen esprime anche la globalizzazione dell’oggi, il fatto che oggi ancor più di sempre siamo parte di una larga umanità, una comunità a cui continuano ad unirsi folle diverse, di varie provenienze culturali e territoriali. Oltre a tutti gli input mediatici che sembrano annullare qualsiasi tipo di distanza. 

 

"Coreografare per me è creare movimenti per una ragione. E’ un'intenzione guidata dalle emozioni. Voglio creare atmosfere e immagini che trascinino lo spettatore in un altro luogo"  

Sebastian Kloborg


Red Motion | Bonaveri

Amare il soggetto che si fotogra a è la base della fotogra a. Amare come innamorato, amare come amante. Sentirsi attratto e curioso.

Uno spazio in cui si creano vite senza vita, in cui le persone ‘curano’ con amore esseri che non possono ringraziarli. Una sensazione di CREAZIONE.

Vi è all’interno della produzione dei Manichini Bonaveri questa costante sensazione di vita, qualcosa che nasce, qualcosa che ha più vita mentre ‘cresce’ che nel momento in cui diviene adulta.

Narrare la vita che nasce. Tradurne attraverso la danza l’essenza vitale. Lasciare che la musica sia UTERO di questa unione.

La VITA diviene lo conduttore di un unico pensiero, in cui la PLASTICA diventa forma modellata e dipinta, crea eserciti di esseri immobili. La DANZA li racconta e da loro nuova vita, diventano SPETTATORI della rapprensentazione della loro stessa esistenza.